Il Giappone è stato il primo paese orientale che abbiamo visitato. Non sapevano bene che aspettarci.
Abbiamo potuto notare l'estrema gentilezza, l'educazione e l'incredibile onestà della gente, ma anche la loro chiusura allo "straniero" e la molto poca propensione per l'inglese.
L'architettura degli edifici di culto, templi scintoisti e buddisti, è interamente armonizzata col paesaggio, adattato ad essa in un tutt'uno. Le grandi città sono tutte moderne, prive di un centro storico per come lo concepiamo in Europa.


Visitare Miyajima significa assistere a uno degli spettacoli più suggestivi del Giappone: il grande torii dell’Itsukushima Shrine, una porta sacra che sembra galleggiare sull’acqua. Non è solo un simbolo iconico: è un luogo che cambia volto continuamente, modellato dalle maree, dalla luce e dalle stagioni.

Durante l’alta marea, il torii appare come un’isola rossa solitaria nel mare. Le sue colonne, imponenti e perfette nella loro simmetria, emergono dall’acqua come se non avessero peso. In questi momenti il silenzio è quasi sacro, interrotto solo dal suono leggero delle onde. È qui che il torii rivela il suo significato più profondo: un confine tra il mondo ordinario e quello degli dei.

Quando arriva la bassa marea, invece, l’esperienza cambia completamente. Il mare si ritira e ci si può avvicinare a piedi, camminando sul fondale umido che brilla di riflessi dorati. Toccare le sue colonne di legno, consumate da secoli di acqua e vento, dà la sensazione di entrare dentro la storia e la spiritualità del Giappone. Ogni dettaglio parla di un equilibrio delicato tra natura e architettura.

Il momento più magico? Senza dubbio il tramonto. Il cielo si dipinge di arancio e viola, il torii si staglia come un’ombra fiammeggiante e, con il rintocco delle campane del santuario, l’isola sembra sospesa fuori dal tempo. È l’istante in cui capisci perché questo luogo è considerato uno dei panorami più belli del Paese.

Visitare il torii di Miyajima non significa solo vedere un monumento: significa assistere a un dialogo continuo tra uomo e natura, tra spiritualità e paesaggio. È una di quelle esperienze che ti seguono anche dopo il ritorno, come un’immagine impressa nella memoria.
La Zucca Gialla di Yayoi Kusama emerge dal pontile come una presenza silenziosa e magnetica, sospesa tra mare e cielo. La sua superficie costellata di pois neri si accende di riflessi dorati nonostante la luce tenue del crepuscolo, creando un contrasto poetico con le montagne all’orizzonte e le acque calme del Mare Interno di Seto.

Adagiata sul bordo del molo, questa scultura iconica sembra dialogare con l’ambiente circostante: una sentinella fantasiosa che veglia sull’isola di Naoshima, luogo dove l’arte contemporanea incontra la natura in un equilibrio perfetto. Il paesaggio, avvolto in una quiete blu, amplifica la sensazione di trovarsi in uno spazio sospeso, quasi fuori dal tempo.

Osservandola da vicino, si percepisce tutta la poetica di Kusama: un mondo fatto di ripetizioni, forme morbide e colori vibranti che trasformano un semplice oggetto in un’esperienza emotiva e immersiva. Un’icona dell’isola, sì, ma anche un simbolo di meraviglia e stupore, capace di stupire ogni viaggiatore che raggiunge questo angolo remoto del Giappone.

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